Professioni del web, skill e l’anarchia del pensiero

Pubblicato: 19 ottobre 2012 in Web e dintorni
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Street Art by Scampi

Immagine tratta da Street Art Attack, Facebook Page

Concedimi l’espressione. Sul web molti soffrono dal complesso del “ce l’ho più lungo io!”. E’ semplice diagnosticare questa inclinazione, sovente il pensiero di chi ne è affetto è riassumibile in una o più di queste espressioni:

  1. “Io sono io, e tu non sei un ca***.”
  2. “Idea geniale la tua, ma qual è il ROI? IL ROI!”
  3. “Ora ti insegno io a diventare qualcuno, con i miei super-segretissimi consigli. In 8 mosse, s’intende!”

Impara a diffidarne. Certo sto estremizzando, con termini che difficilmente ti verranno riferiti in questa salsa. Il succo, però, è questo. Ti chiederai: “E tu che hai da insegnarmi?”. La domanda più centrata sarebbe “Che cos’hai da condividere?”, poiché ad esempio ho svezzato e nutrito questo blog condividendo esperienze, errori e la passione per le nuove tecnologie del web applicate ad un diverso modo di relazionarsi alle persone.

Di recente ho partecipato ad una discussione all’interno del gruppo Social Media Marketing Italia di Linkedin su quali sarebbero le skill più appetibili per un professionista del web. Gli ultimi anni sono stati floridi e disorientanti in questo senso, portando alla ribalta figure come il Social Media Manager, il Community Manager, il Digital PR Specialist, il SEO/SEM Specialist, e la lista potrebbe continuare, pur in una certa sovrapposizione e scivolamento di competenze reciproche.

Te lo confesso, non sono il blogger “che non deve chiedere mai!”. M’infiammo su alcune questioni, tanto che non m’offenderei se mi accusassi di partigianeria. Nella fattispecie, un’utente chiedeva ai membri del gruppo quali fossero le competenze salienti e la formazione ideale per queste nuove figure. Ho letto con interesse le risposte degli utenti, fino a che accanto alla mia testa si è accesa un’immaginaria sirena rossa (un po’ come quando in SOS Tata una delle Tate che partecipano alla trasmissione tv vengono reclutate per una missione) alla lettura delle parole che ti riporto qui di seguito:

Credo che sia fondamentale anche la formazione legata a discipline più economiche, per le aziende il social media manager, come tutte le altre figure nel marketing e nella comunicazione, dovrebbero portare valore all’azienda. Un approccio troppo “umanistico” potrebbe creare un gap troppo grande tra attività day by day e risultati attesi.

Nulla di personale verso l’autore del messaggio, davvero. Sempre incuriosito da chi ha un punto di vista differente dal mio. Ciò che mi ha sconvolto è il determinismo con cui a volte si affronta la questione. Hai studiato Economia e Commercio? Perfetto, diventerai un ottimo Marketing Manager. Hai una specializzazione in discipline umanistiche? E che altro sbocco avrai se non l’insegnamento o la ricerca? Hai solo un diploma, perché fin da adolescente eri insofferente allo studio, o la vita ti ha costretto a cercarti un’occupazione per le più svariate ragioni? Ragazzo mio, nella vita ti dovrai arrangiare e barcamenarti.

Ecco, questo è uno dei pregiudizi che mi fa cascare dalla sedia. Potrei portarti esempi a me vicini che dimostrano l’esatto contrario e che il titolo di studio è solo una minima percentuale di quello che ci caratterizza come professionisti, ma non voglio cadere in personalismi. Entrando nel merito, parliamo di figure professionali che da poco si sono affacciate sul mercato del lavoro, specie quello italiano che, come ben sappiamo, è sempre ricettivo a cogliere certe tendenze… sic!

Il testo del messaggio che ho quotato si basa su un errore di fondo:

  • “Hai studiato lettere e/o similia? Tante belle parole, e poca grana!”
  • “Hai studiato economia/ingegneria etc.? Tu sì che hai le chiavi in mano per conquistare il mondo!”

I win, you win. Better for both of us.E’ naturale che la nostra formazione, di breve o lungo corso che sia, ci predispone verso certi ambiti piuttosto che altri. Io non mi sognerei (e non avrei le competenze) di consigliare un cliente su fondi d’investimento, obbligazioni e quant’altro. Senza ricorrere ai massimi sistemi, il mondo cambia a una velocità spropositata, e bene o male ci dobbiamo allineare ad esso. Oggi, ad un numero crescente di figure professionali, specie quelle che non esistevano fino a una decina d’anni fa, vengono richieste attitudini personali, prima ancora che competenze.

Anticipo la tua obiezione. “Tu mi stai dicendo che è giusto che un professionista del web abbia una formazione umanistica.. eh certo! Parteggi per la tua squadra!”. Non è così. Gli studi e le esperienze che ho acquisito mi hanno incoraggiato a intraprendere questo percorso, quello del Community Manager, ma se fossi un recruiter non avrei problemi a valutare per una professione legata al web 2.0 anche chi ha alle spalle studi di tipo economico-aziendale.

Il complesso del “ce l’ho più lungo io!” non m’appartiene, ti confesso anzi che l’arricchimento professionale maggiore mi è arrivato, più che da persone che operano nel medesimo settore, da chi aveva un background differente dal mio: ingegneri informatici, responsabili marketing, sviluppatori software.. così come ho visto dare lezioni di professionalità a bocconiani freschi di laurea da letterati, e umanisti in genere.. perché anche l’analisi quantitativa richiede un’apertura mentale tale da oltrepassare il numero grezzo, per intuire nuovi trend e possibilità di business.

Se ti va di fare una ricerca per parole chiave su Google, di articoli a proposito delle skill più indicate per le professioni del web ne troverai parecchi. Te ne segnalo alcuni:

  1. Futurap, in questo articolo illuminante, ironizza sulla difficoltà nello spiegare ai nostri genitori o ai nostri nonni la nostra professione. Della serie “Commiuniti Menager chi?!?”
  2. Interessante anche il confronto che si è sviluppato all’articolo di Gioia Pistola sulle caratteristiche del Community Manager perfetto.
  3. Dai un occhio alla nuova pubblicazione (che cade sotto il progetto più ampio “Le nuove professioni del web” di Giulio Xhaet) RIP! A Remix Manifesto che, attraverso degli esempi presi a prestito dal mondo musicale afro-americano, ci mostra idee geniali che hanno riformulato e riadattato forme di comunicazione preesistenti. Che poi, nel settore della comunicazione digitale, è il must.

Skill e formazione a parte, ricorda (se intendi intraprendere questo percorso, o l’hai già fatto):

Tu come sei arrivato a far parte di questo mondo? Citami una skill professionale e una caratteristica personale che secondo te è imprescindibile per un comunicatore nell’era del web 2.0

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commenti
  1. Alessandro Fontana ha detto:

    Ciao Matteo,

    Non ci conosciamo, è la prima volta che finisco sul tuo blog. Trovo questo post parecchio interessante e sicuramente spunto di buone riflessioni. Odio anche io le posizioni eccessivamente estreme e credo anche io che il titolo di studio conti in minima percentuale sulla figura professionale formata ed operativa sul campo.

    Mi trovo, però, parzialmente d’accordo con le parole che hai riportato. Credo che il Social Media Manager debba conoscere un minimo di economia, con questo non dico che chi ha studiato discipline umanistiche non possa accedere a questa posizione, assolutamente, credo però che bisogna avere una mente abbastanza elastica. Chi ha una formazione umanistica a volte è terrorizzato dai numeri e dai grafici, in questo caso non puoi esserlo, devi conviverci.

    Quelle del web sono professioni strane, bisogna essere specializzati ma al tempo stesso trasversali, bisogna cercare di abbracciare più ambiti del sapere senza rinchiudersi dentro barriere.

    Ho la fortuna di aver studiato in un corso di laurea spezzato tra economia e lettere, snobbato dagli economisti ma, secondo me, molto funzionale al web 😉

    Ovviamente questo è un mio parere personale, sono felice che tu mi abbia dato lo spunto per poterlo condividere.

    A presto!

  2. Io sono arrivato in questo mondo grazie a un corso di formazione europeo in “Web e Social Media Marketing” presso la ormai ex Formazione Unindustria di Treviso. Da luglio 2011 ad oggi lavoro nel settore web e mi sto specializzando nell’analisi delle conversazioni online (vogliamo dire il termine corretto? Online Reputation Specialist :P) e aggiungo solo un’ultima cosa: non sono laureato, ma diplomato geometra 🙂

  3. Matteo Pecora ha detto:

    Ciao Alessandro F., grazie innanzitutto per il commento. Guarda, penso che in fondo stiamo dicendo la stessa cosa: sono il primo a ritenere che conoscenze di tipo economico siano importantissime, non a caso io stesso cerco sempre di tenermi aggiornato, perché bene o male sarò sempre un passo indietro rispetto a chi ha studiato economia per anni. Qui ci sarebbe poi da fare un lungo discorso sull’università Italiana, ma magari lo riservo per un futuro post. 😉

    Se un economista volesse diventare un Community Manager, non lo scoraggerei. Nel post sostengo che professionisti di estrazione diversa dovrebbero collaborare per un obiettivo comune, non farsi la guerra o affermare una presunta superiorità. Il campo nel quale lavoriamo ha bisogno dell’una e dell’altra esperienza, poi ci sarà sempre chi ha l’intuizione di marketing a portata di mano, chi invece sa scrivere il pezzo perfetto per un prodotto/servizio/evento..

    @Ale_Rigato: della tua preparazione e competenza non dubitavo affatto, conoscendoti personalmente. Sei giovanissimo ma, fidati, bagni il naso (come si dice dalle mie parti) a persone con esperienza pluriennale rispetto alla tua. 😀

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