Censura, moderazione e gli ospiti in casa

Pubblicato: 19 settembre 2012 in Social Network, Web e dintorni
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Censura sui commenti degli utenti

Il weekend si avvicina.  Telefonate a qualche amico e organizzate una cena a casa vostra. Fate la spesa – perché alla “Prova del Cuoco” avete visto cucinare da Antonella Clerici quel delizioso tortino di lardo e zucchine e volete stupire i vostri ospiti -, e preparate una tavola imbandita con il servizio di posate migliore. Gli amici vi raggiungono e iniziate a cenare. All’improvviso parte una polemica accesa su un tema caldo dell’attualità politica. Il tono di voce si alza e il tortino che avete amorevolmente cucinato inizia ad andarvi di traverso. Si sa, la politica infuoca gli animi quanto o più di una partita di calcio. Vola perfino qualche offesa personale. A quel punto, vi sentite in dovere di intervenire e redarguire la persona che ha offeso il vostro ospite: ognuno ha il diritto di pensarla come meglio crede, moderare i toni specie quando si è ospiti in casa d’altri è però una regola implicita di educazione e rispetto nei confronti del padrone di casa.

Ho voluto partire da un esempio e decontestualizzarlo per parlarvi di un equivoco comune e dibattuto sul web: la censura. Le reti sociali hanno amplificato a dismisura la possibilità per i grandi brand di interagire e stimolare i propri lettori al confronto e alla discussione su particolari tematiche con il brand e tra i lettori stessi. Non nascondiamoci dietro al dito mignolo, i grandi editori non sono ONLUS e hanno tutto l’interesse ad accrescere il volume di traffico e le visite ai propri siti web ed account social per poi rivendere agli inserzionisti spazi pubblicitari ad un prezzo congruo a generare utili. Questo discorso è sovrapponibile peraltro ad un ambito micro, ai piccoli editori, ai proprietari di blog o community. Personalmente, gestendo per lavoro community più o meno movimentate, il problema della moderazione, della censura e del confine tra l’una e l’altra è all’ordine del giorno, non senza qualche grattacapo.

Censura della libertà d'espressione del soggettoCi appelliamo alla libertà di pensiero e di espressione. Tiriamo in ballo il diritto inalienabile di “dire la propria”. Scomodiamo perfino i valori democratici. Da più parti si portano motivazioni a sostenere questo equivoco: il dialogo aperto ed onesto con i lettori, il dover accettare le critiche ed evitare di cancellare i commenti negativi, il costante mettersi in discussione – da parte del brand – per migliorare il servizio al cliente. Leggo tanto buonismo in tutto ciò. Sia chiaro, un buonismo non dettato dalla malafede, piuttosto da una generalizzazione di casi particolari e dalla miopìa verso una forma d’espressione assai diffusa nell’utente medio, la diffamazione. Moltissime persone si sentono protette dal fatto di poter esprimere un’opinione davanti allo schermo di un pc, tablet o smartphone, e travalicano non soltanto il buon gusto o il decoro, ma anche semplici regole di netiquette e rispetto reciproco.

Ho trovato illuminante un articolo di Paolo Bruno a proposito della differenza tra censura e moderazione che si applica all’interno delle community web. Sfatiamo il mito che si possa dire sempre ciò che passa per la mente; o meglio, ognuno ha il diritto di esprimere un’opinione, fino a che però non lede la buona reputazione di un soggetto, con valutazioni personali di cui spesso e volentieri non è possibile accertare la veridicità. La censura avviene quando inibisco un soggetto ad esprimere una personale valutazione in qualche modo lesiva di un altro soggetto e del suo interesse, su uno spazio che è suo – blog, sito web o social network -, nonostante ci siano ancora voci discordi al riguardo. Se però l’utente vuole condividere la medesima valutazione su uno spazio “altro”, le cose cambiano, e non di poco. Che io sia un grosso editore, esposto dunque alla valutazione dell’opinione pubblica, o il webmaster di un  blog, ho il diritto di stabilire quali siano i contenuti leciti e quali no. Nessuno nega che un confronto aperto e un certo grado di tolleranza generi un effetto a catena positivo, è anzi auspicabile. La fattispecie quotidiana della gestione di una community, d’altra parte, porta a confrontarsi con i troll – e quelli sono riconoscibili e per certi versi facili da gestire -, ma anche con persone che, con modalità anche più sottili, diffamano o insinuano diffamazione nei confronti di un soggetto terzo.

E’ naturale, come diretta conseguenza, che un editore in senso lato decida in piena autonomia quali sono i paletti da rispettare all’interno del suo recinto. Questo sia per tutelare se stesso, sia la persona che esprime una valutazione potenzialmente diffamante da eventuali azioni legali della persona a suo dire diffamata. Che tutti possano dire tutto, e che commenti polemici, irrisori, critici e insomma negativi siano non solo leciti, ma perfino arricchenti per chi cura il proprio spazio editoriale, consentitemelo, è una grossa grossa ca…ata! 😉

Tu, che dopo un acquisto, vai sul sito web del rivenditore e critichi pesantemente – per qualsiasi ragione – il rivenditore stesso, il personale di vendita, il servizio di customer care o il marchio del prodotto che hai acquistato;

Tu, tifosissimo di una squadra di calcio, che ti diverti a scorrazzare sulle principali testate sportive per scatenare flame con altri utenti o lanciare accuse che non puoi provare;

Tu, che alzi subito il vessillo della CENSURA se noti che un tuo commento è stato cancellato, senza aver pensato alle parole che scivolano dalle dita ad una tastiera e se queste possono, e in che misura, essere lesive ed offensive;

Hai mai pensato a quanto sarebbe piacevole organizzare nel weekend una cena a casa tua, in cui ad un certo punto gli ospiti iniziano ad offendere ed insultarsi a vicenda? Lo troveresti gradevole? Lo permetteresti?

E tu, blogger di professione o lavoratore del web 2.0, come sei abituato a gestire i commenti negativi? Applichi una moderazione rigida o lasca sui commenti del tuo spazio web o su quelli del cliente per il quale lavori?

Dove poni il confine tra censura e moderazione?

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commenti
  1. Daniela Zannoni scrive:

    Quando ci siamo posti il problema, abbiamo talmente dibattuto tra soci che infine i commenti non li abbiamo nemmeno aperti sul sito, sono possibili solo sui profili social, dove non puoi moderare.
    Onestamente non abbiamo mai cancellato un commento, anche se polemico o negativo, ci abbiamo pensato, si, ma poi abbiamo lasciato correre.

  2. Matteo Pecora scrive:

    Ciao Daniela, ti ringrazio per il commento.
    Anche la chiusura ai commenti sugli articoli è una scelta lecita. Dipende sempre da che cosa si vuole dire attraverso il proprio sito web, e quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
    Va da sè che realtà medio-grandi non possano fare a meno di questa interazione costante con l’utenza. Questo però comporta necessariamente una moderazione “intelligente”: è utopistico affermare che gli utenti si debbano esprimere liberamente, viste tutte le implicazioni a cui facevo riferimento nell’articolo.
    Inoltre, molte piattaforme di blogging forniscono strumenti avanzati, ad esempio, per arginare lo spam, ma non c’è nulla come il cervello umano in grado di valutare la polisemia del discorso umano e sfumature della lingua come l’ironia, l’offesa velata, l’allusione..

    • Daniela Zannoni scrive:

      Infatti, ci siamo scervellati a pensare a tutte le parole da censurare coi sistemi automatici, poi abbiamo capito che se volevano ci fregavano comunque, quindi si è deciso di non aprire i commenti, ma a malincuore e solo perchè non avevamo tempo di seguirli.

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