Facebook e Google: giganti dai piedi d’argilla?

Pubblicato: 23 maggio 2012 in Web e dintorni
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Colosso di Rodi

E’ risaputo: più si é capaci di avere il monopolio ed esercitare il controllo, più i pericoli e i nemici aumentano. E nessuno é immune da attacchi: tutti prima o poi finiscono nell’occhio del ciclone. Nel caso dei due colossi del web, Facebook e Google, non si può parlare di tempesta, ma qualche nube all’orizzonte c’é.

Lo spunto di riflessione parte da un articolo comparso ieri su Repubblica.it secondo cui la Commissione Europea comminerà a breve a Google sanzioni per abuso di posizione dominante. Già negli scorsi mesi erano sorte parecchie polemiche sull’utilizzo poco trasparente che verrebbe fatto dei nostri dati personali, sulla liceità del loro tracciamento – al fine di meglio profilare gli utenti e inviare loro pubblicità mirata pagata dagli inserzionisti – e sulla titolarità dei materiali caricati sui social network.

Dal canto suo, Facebook ha da alcuni giorni varcato i cancelli di Wall Street con la quotazione in borsa. L’acquisizione di applicazioni come Gowalla o Instagram è parso più un tentativo di “neutralizzare il nemico” su un campo su cui era decisamente avvantaggiato, ovvero il mobile, che di migliorare la user experience dell’utente. E non si può dire che i primi giorni di contrattazione siano stati performanti, con un calo vistoso del costo per azione, rispetto a quello fissato in partenza.

Questo scenario pone inevitabilmente alcune domande:

  • L’esplosione dei fenomeni di condivisione tramite i vari account social ha sancito la vacuità di leggi e regolamenti che tutelano la privacy?
  • Le ricerche che effettuiamo quotidianamente attraverso i motori di ricerca – e Google in Italia è dominus incontrastato con una quota del 92% – mettono alla berlina ipocondrie e desideri di ciascuno di noi?
  • Tornare ad un’era pre-web sarebbe anacronistico – e per certi versi inutile – ma allora come porre un freno a questo trend che sembra una macchia d’olio rabboccata che continua ad espandersi all’infinito?

Personalmente, sono scettico sul fatto che piccole sanzioni possano bloccare un’espansione commerciale orientata a raggiungere certi obiettivi di business, senza granché curarsi di quelli che alla fine sono piccoli buffetti sulle guance. Gli organismi internazionali preposti a sorvegliare sul rispetto delle leggi sulla concorrenza e il libero mercato naturalmente fanno la loro parte, ma i mono/oligopoli sono esistiti fin dalla notte dei tempi.

Tutela della privacy e dei dati personaliNel titolo che fa da cappello all’articolo, parlo in realtà di basi non così solide. E quali sarebbero? I motori di ricerca cercano di migliorare i loro algoritmi per dare all’utente una corrispondenza se non perfetta, quantomeno la più pertinente possibile rispetto alla query inserita. I social network si arricchiscono di funzionalità che invitano l’utente a condividere il proprio vissuto con amicizie più o meno strette, preparano il terreno su cui l’utente seminerà pensieri, fotografie, like. In una parola DATI, miliardi di dati sotto forma di bit che, grazie a potenti strumenti di profilazione e analisi, mettono a nudo ciò per cui saremmo disposti a SPENDERE.

In fondo, se mi concedete la metafora, i piedi del gigante siamo NOI. Siamo noi che, con la nostra navigazione più o meno inconsapevole e ludica, diamo al gigante la possibilità di arricchirsi, di crescere, di sapere ogni giorno sempre qualcosa di nuovo su di noi. Senza questa mole sconfinata di dati e informazioni, il gigante sarebbe ben poca cosa, certamente meno ingombrante di come appare.

Dovremmo essere noi a ricordare che i dati personali sono una risorsa preziosa. Tante ricerche condotte di recente segnalano l’Italia come paese dove più alto é il numero di dispositivi mobile pro capite e il numero di utenti con un account sui social network. Questo dato va abbinato ad un altro, che segnala come l’ignoranza digitale, intesa come la capacità di avere il controllo sui propri dati personali e di sfruttare appieno le potenzialità del web 2.0 siano molto più basse che altrove.

In mancanza di seri programmi di educazione al web, ci sono alcuni consigli che ti possono aiutare a tutelare la tua privacy:

  • Quando vieni invitato a iscriverti a newsletter o a programmi promozionali, controlla sempre le caselle che spunti per il consenso al trattamento dei dati. Il consenso è necessario per la specifica azione che richiedi, e non perché il tuo nome e i tuoi dati finiscano nei database dei call center più disparati.
  • Controlla periodicamente le impostazioni della privacy dei social network su cui sei presente. Bastano pochi minuti per decidere se condividere il materiale che pubblichi con l’intero web – e quindi potenzialmente miliardi di persone -, solo con i tuoi amici o follower, o solo con una ristretta parte di essi. Le liste di Facebook, ad esempio – riprese da G+ con il nome di “cerchie” – sono uno strumento davvero valido in questo senso. Forse non hai voglia di condividere un pensiero anche intimo sulle tue evoluzioni tra le lenzuola con persone che conosci di sfuggita o, peggio, con chi hai regolarmente un rapporto professionale. 😉
  • Eliminare le inserzioni pubblicitarie dai motori di ricerca è impossibile, perché su quello campano. Se però non hai interesse che la tua navigazione venga tracciata, ricorda sempre di utilizzare il browser in modalità “in incognito” o privata, o di accedere ai motori di ricerca senza aver fatto il login alle applicazioni ad esso associate.

Per dirla in breve, esplora il web cum grano salis e ricorda che davanti al pc sei solo, ma in realtà sono milioni gli occhi puntati su di te. Not a threat, just an advice. 😀

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