Qualità dei contenuti sul web e luoghi comuni

Pubblicato: 11 maggio 2012 in Web e dintorni
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Velocità aggiornamento Google

Google ha l’imprevedibilità di una lepre impazzita: quando credi di aver compreso i segreti dei suoi complessi algoritmi, ecco l’ennesimo aggiornamento che rimette tutto in discussione.

Sia chiaro, Google persegue, in un’ottica commerciale, una strategia chiara: fornire risultati sempre più pertinenti e mirati  e ridurre al minimo il tempo che l’utente impiega a filtrarli. Umanizzare gli algoritmi, in poche parole, per quanto – al momento – il grado di pertinenza e di corrispondenza semantica tra parole e contenuto al quale arriva il cervello umano è imbattibile.

La lepre, se inseguita, saltella per i campi e difficilmente si lascia catturare. Allo stesso modo, Google opera di continuo miglioramenti e aggiustamenti sugli algoritmi per prevenire l’inquinamento della SERP da risultati che nulla hanno a che vedere con l’obiettivo della ricerca. Negli ultimi mesi, il Panda e il Penguin Update hanno fatto tabula rasa di tecniche di sovraottimizzazione discutibili in voga tra webmaster ed esperti SEO: keyword stuffing, webspam, penalizzazioni per chi praticava linkbuilding smodato e dannoso per le ricerche degli utenti.

Ho colto con piacere gli auspici che si sono sollevati da più parti per la rinnovata importanza della qualità dei contenuti fatti circolare sul web. Più spazio dunque per laggiornamento, la freschezza e il reale valore aggiunto, meno per la duplicazione e i trucchetti da nerd. Con l’occhio sempre vigile verso quei fattori di search engine optimization come la velocità di posizionamento e indicizzazione.

Mi ha colpito in particolar modo un tweet apparso nei giorni scorsi

Tutto corretto, tutto condivisibile, la strada spianata – o comunque meno ostica – per chi s’impegna quotidianamente a produrre contenuti di qualità. Ma è davvero così? Google che diventa una sublimazione del “migliore dei mondi possibili”? Copywriters ed esperti di content management che vedono riconosciuto il loro merito? Finally, “Is content REALLY the king?”

Content is the kingInterroghiamoci sul significato del concetto di “qualità”. Uno degli errori più comuni é mettere in pratica un concetto autoreferenziale di qualità. E’ considerato di qualità un contenuto che fa riferimento a più fonti, che ha un legame forte col nostro business o con la nostra professione, o semplicemente con i nostri interessi. Leggiamo, ci documentiamo, creiamo collegamenti pertinenti, snoccioliamo la tematica alla luce dei contributi più “illuminati”. Ottimizziamo la forma e la struttura dei contenuti in modo tale da renderli google-friendly, indicizzabili e reperibili con velocità. Incrociamo i dati che ci offronto gli strumenti di ranking e posizionamento per conoscere la nostra “nicchia di mercato”. E consideriamo queste operazioni sufficienti a creare valore aggiunto, qualità appunto.

Qualità non è soltanto questo. E’ da intendersi invece come il più piccolo scarto tra le esigenze degli utenti che effettuano ricerche sul web e il nostro campo d’azione, sia che parliamo di grandi brand che cercano visibilità sul web o che intendono avere strategie vincenti di e-commerce, o di professionisti della comunicazione che devono aumentare la quantità di traffico verso un determinato portale. Qualità è saper guidare l’utente a piccoli passi, allineandosi alle sue reali esigenze, saperle prevedere predispondendo strumenti semplici e intuitivi.

Sarà il nostro lettore a giudicare la qualità di un contenuto. Non sta a noi, sta solo in parte a Google. Parliamo di un concetto che ha più attinenza quindi con quelli di utilità, e corrispondenza rispetto a un particolare bisogno o necessità. Non è possibile creare qualità se non si è davvero all’ascolto dei propri utenti, se si antepongono le nostre esigenze alle loro – forse più prosaiche, e pratiche -. Se un contenuto è progettato e prodotto senza perdere di vista l’utente finale, verrà apprezzato, condiviso, commentato, rilanciato all’interno della rete. E godrà di quella viralità a cui tutti ambiscono con la crescente pervasività dei social network.

User is the king. E’ questo a definire la qualità di un contenuto e, a cascata, a renderlo indicizzabile dai motori di ricerca, condivisibile nella sfera social e apprezzato all’interno della nicchia in cui operiamo. Un contenuto autoreferenziale é come un soprammobile prezioso: bello da ammirare, ma statico, irrilevante. E c’é ancora molta strada da fare in questo senso.

Tu invece che cosa intendi per qualità di un contenuto sul web? Quali sono i criteri che ti guidano nel produrre contenuto di qualità? O, lato utente, quali sono le informazioni che giudichi più rilevanti per le tue ricerche?

Sono curioso di leggere la tua opinione tra i commenti!

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commenti
  1. foxykid83 ha detto:

    Ahaha ma no dai Marco, mai farsi cogliere dall’ansia! Semplicemente saper usare qualche accorgimento. Nemmeno fissarsi sui tecnicismi é la soluzione, e nell’articolo lo spiego bene!. 😉

  2. contenutiweb ha detto:

    Non posso che trovarmi d’accordo su tutto. Mi permetto anche di segnalare l’iniziativa Contenuti di Qualità, primo marketplace che fa della qualità la propria bandiera. (www.contenutidiqualita.it)

  3. webpage ha detto:

    Very nice article and right to the point. I am not sure if this is
    in fact the best place to ask but do you people have any ideea where to employ some professional writers?

    Thanks in advance 🙂

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