Il siero della vanità: VIP, Twitter e le figure barbine

Pubblicato: 6 aprile 2012 in Social Network
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Il siero della vanità

Il titolo del film diretto da Alex Infascelli nel 2004 riassume con una definizione calzante parecchi fenomeni di narcisismo (un po’ patetico?) che hanno coinvolto nelle ultime settimane alcuni cosiddetti VIP all’interno, e non solo, di Twitter.

Twitter avvicina in maniera esponenziale – ma in parte pericolosa se non si è capaci di gestirlo – divi, starlette o presunte tali del grande schermo, o del piccolo tubo, a quella congerie di followers costituita non solo da fans, ma soprattutto da curiosi e detrattori, divertiti dalla possibilità di stuzzicarli sul vivo o di provocarne una reazione sgangherata.

Dagli Stati Uniti è giunta a noi la moda di coinvolgere le persone nel proprio vissuto e interagire con loro su un piano finto-paritario. Dive della pop music come Lady Gaga o Christina Aguilera hanno precorso i tempi in questo senso, riuscendo ad aggregare intorno al loro nome milioni di followers. Ma gli esempi si sprecano.

Personalmente sono dell’idea che Twitter sia utile a tutto, fuorché a stare aggiornato della vita e delle opera di codesti personaggi: dove sta, ad esempio, il valore aggiunto nel ricevere il buongiorno e la buonanotte da Melissa Satta o Elisabetta Canalis, ai tempi portate alla ribalta per le loro grazie e le loro sgambettate da Striscia la Notizia? O disquisire amabilmente (ahaha) con Alfonso Signorini sul Grande Fratello? Certo, non ci sono soltanto il lavoro o gli interessi professionali, il divertimento e il cazzeggio a volte sono il sale della vita, ma orsù!

Tutti, in fondo, siamo alla ricerca del siero della vanità: quella situazione, quell’opportunità, quello strumento in grado di tenerci sulla ribalta, di attrarre attenzione su di noi, di non far sfiorire un successo raggiunto. E di compiacere il nostro EGO  e il nostro desiderio di gratificazione. E’ un bisogno connaturato all’essere umano, e dunque non va criminalizzato a priori. La sua ricerca spasmodica, però, può portare taluni a confondere lucciole per lanterne, o ad abusare del suo potere.

atteggiamenti provocatori sul webChe i VIP ricevano elogi, ma anche insulti, non mi sorprende, fa parte del gioco di avere un profilo su un social come Twitter. Che gli stessi, portati al successo per le loro doti, per il loro carisma o per circostanze fortunate della vita, non sappiano gestire elementi basilari di comunicazione mi sconcerta, e non poco.

E’ successo con Fiorello il quale, con la fortunata esperienza del suo one-man-show su Raiuno “Il più grande spettacolo dopo il weekend“, ha letteralmente sdoganato al pubblico mainstream Twitter in Italia, salvo poi cancellare il profilo a bocce ferme, dimostrando così un utilizzo strategico e ruffiano che è stato fatto del mezzo per creare buzzword e attirare audience unicamente sul programma tv. E una dose non indifferente di permalosità rispetto alle critiche.

E’ successo con Massimo Boldi (la definizione di attore o comico la lascio a voi..), incline a reagire in maniera istintiva alle critiche, che anziché ignorare un detrattore l’ha seguito nella provocazione, imbastendo una polemica da bar con l’hashtag #BoldiCapra che nemmeno mio nonno quando giocava a carte con gli amici.

Flame Boldi su Twitter

Sono parecchi gli utenti su Twitter che di proposito provocano i VIP per testarne il sangue freddo e suscitare l’ilarità generale: mi vengono in mente ad esempio gli stocazzatori, quelli che si fanno platealmente beffe dei VIP e delle loro (a volte davvero ingenue) domande. E si sa che Twitter intercetta con estrema tempestività questi flame, per portarli alla conoscenza degli altri utenti nell’intervallo di poche ore. Uno di questi è Vendommerda, un profilo gestito da tre persone che si limita a retweetare, quindi a far conoscere a tutti i suoi followers, i tweet e i soggetti più curiosi/bizzarri/astrusi che quotidianamente popolano la rete. E il seguito di queste iniziative, si sa, è sempre enorme: il riso è contagioso.

Che se ne parli bene o male, l’importante è parlarne. E forse è questo su cui ancora oggi molti morti di fama fanno leva. Certo, ma nell’era del web 2.0 quello che a molti, nutriti da una cultura provincialotta, non è chiaro è che il pubblico è capace di detronizzarti alla velocità della luce, di sbeffeggiare falsi miti con dosi massicce di irriverenza, di scendere sul ring e stendere anche i pluriquotati con un semplice gancio. E allora quale siero della vanità garantirà loro successo, adorazione, lustrini e paillettes ai quali erano assuefatti?

Il re è nudo! Viva il re!

E tu che ne pensi della presenza dei personaggi dello spettacolo sui social network? Hai interagito con VIP che invece si sono dimostrati capaci di un dialogo schietto e franco con chi li seguiva? Qual è il tuo personale siero della vanità?

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